Volevo un cane tranquillo e invece ho preso un Jack Russell

Ho praticamente passato la mia infanzia e la mia adolescenza nello sfrenato intento di convincere i miei a prendere un cucciolo. Non chiedevo molto, forse avevo bisogno di compagnia (come ho già scritto in altri articoli non ero chissà quanto socievole). Agli umani preferivo di gran lunga gli animali , tranne i gechi, quelli mi fanno schifo.

Ricordo che un giorno avevo quasi convinto mia nonna. Il piano prevedeva che io ripulissi l’intero garage, lo mettessi in ordine pronto per accogliere il nuovo arrivato. Ai piani superiori non sarebbe stato accettato di buon gusto, almeno non subito. Così mi misi subito a lavoro. Smontai tutto, pulii per bene e cambiai pure la disposizione dei vecchi mobili, stipati lì dal dopoguerra. Il cambio di disposizione avrebbe dato un’aria di nuovo e quindi il mio impegno sarebbe stato più evidente.  Morale della favola: sgobbai per 3 giorni e di cani nemmeno l’ombra. Tanto che mia nonna per ripulirsi la coscienza si confessò presso Don Ciccino, bonarmuzza (buonanima).

La situazione cambiò quando diventato uno studente fuori sede  il permesso non mi serviva più, era superfluo. Potevo realizzare il mio desiderio, magari all’inizio di nascosto. Giusto per non mandare tutto all’aria sin da subito. Così valutai bene la mia situazione: ok, dunque…. il mio cane dovrà essere un cane piccolo perché possa viaggiare, più lontano possibile da quelli con la faccia da topo (non me ne vogliano i chihuahua), vivace al punto giusto (ho sottovalutato questo particolare) e che non perda molto pelo (anzi no, forse è questo il particolare che ho sottovalutato maggiormente).

Pensa che ti ripensa salta fuori il Jack Russell: piccolo, pelo corto, amico dei bambini, giocherellone e fedele compagno di vita. Perfetto!

Dopo due giorni arrivò in casa. Andai a prenderlo vicino Lucca. Era piccolo e spaesato, infilai lui e le sue occhiaie  nel mio zainetto e dritti sopra il treno. Lo chiamai Barolo (troppi “Milo” in circolazione) e iniziò così la nostra grande amicizia. Fatta di rimproveri, cacchette fuori posto, vaccini, crocchette, facce supplichevoli sotto il tavolo ad ogni pranzo ma soprattutto tanti peli in giro per la casa. E, come avevo già pronosticato, fu subito amore per tutta la famiglia.

Ma i più felici…..? Restano comunque  i commessi di Papino che in un anno ci hanno già venduto due comodissimi aspirapolvere.

 

Lettera da un marziano

Ciao, sono un marziano del sud alto 120cm e  peso 25 Kg. Lo so, sono un po’ in sovrappeso per la mia razza ma da qualche mese è arrivato qui su Marte un nuovo cibo di cui non posso fare a meno. Lo chiamano pane, o qualcosa di simile. Viene da un pianeta non molto lontano chiamato Terra. Si tratta di una palla verde e azzurra (il mio colore preferito) ed è sempre in continuo movimento. Non capisco come facciano a viverci sopra, a me girerebbe la testa.

Devo ammettere che è davvero bello: l’azzurro è il colore predominante ed è causato da una strana sostanza che se cerchi di prenderla con le mani scappa, mentre il verde è dato da enormi broccoli che crescono qua e la’ e che loro, i terrestri, chiamano alberi. In più hanno delle bellissime montagne e molte di loro si affacciano a picco sul mare, creando paesaggi meravigliosi. Colori di ogni tipo e animali di forme e dimensioni da non crederci. Qua invece è tutto così noiosamente rosso ed è popolato solo da noi marziani.

Ma la cosa più strana rimangono comunque i suoi abitanti. Si fanno chiamare umani e, lasciando perdere il fattore altezza (sono altissimi quelli la’), fanno cose davvero strane: ad esempio oggi celebrano la giornata della terra una sorta di giorno in cui si ricordano di celebrare l’ambiente e tutto ciò che il loro pianeta offre. Ma passano gli altri 364 giorni a fottersene altamente. Usano strani mezzi di trasporto che emettono colonne di fumo, trasformano l’azzurro delle acque in un colore simile alla mia pelle, tra il grigio e il verde, per non parlare delle fabbriche che sono tipo delle case con camini enormi che sputano nuvole nere. Io lo trovo paradossale.

Qua su Marte, non siamo così belli ma trattiamo bene il nostro pianeta tutti i giorni. La mia nonna per esempio, una anziana marziana sulla trecentina, sale e scende per il nostro paese con la sua vecchia bici a pedali. E l’unico gas che emette è quello che per sbaglio le viene fuori dal di dietro dopo ogni buca.

Ma tornando a parlare della terra ho notato che tra i suoi abitanti esistono enormi differenze (no, non estetiche, sono tutti simili fra loro sotto quel punto di vista). Per esempio alcuni di loro amano la natura, passano intere giornate a salire e scendere dalle montagne portando con se degli strani bastoni rossi. E fra tutti, loro sono i miei preferiti (adoro spiarli seduto sul mio water). Altri invece non fanno altro che vivere in enormi complessi di cemento, alcuni alti fino al cielo che quasi da qua riesco a toccarli. Ed altri ancora minacciano ogni giorno di lanciare bombe a destra e a sinistra come se fossero loro i padroni del mondo. Così facendo perderanno presto tutti quei colori e verranno a chiederci asilo politico, ma col cacchio che li facciamo approdare qui  su Marte.

Sono in tanti questi terrestri, seguono stili di vita diversi ma arrivata la sera, chi in un posto e chi in un altro, fanno tutti la stessa cosa: cercano un compagno, un loro simile. Eh si, di rado dormono soli e quelli che lo fanno dopo un po’ di anni sono i più tristi. A loro piace dormire abbracciati e chiamano tutto questo con la parola amore. Io però non riesco a capirne il significato. Forse amore è quello che provano dopo aver mangiato il pane, tutti insieme, perché per esempio io in quel momento sono felice. O forse, ancora, amore è quello che prova la nonna quando sale in bici ed emette il gas. Non lo so, non mi è chiaro. Sembra una cosa bella.

Ma in ogni caso ‘sti qua rimangono strani. Ed oggi che è la giornata mondiale del loro bel pianeta voglio fargli un regalo, un’enorme palla di fuoco che se non sbaglio  chiamano asteroide, nella speranza che, in buona fede, colpisca quelle teste di cazzo che quel pianeta  ogni giorno cercano di distruggerlo.

Con amore,

un omino verde.

Meno male che Ryanair c’è

Premessa: quello che sto per scrivere è dedicato a tutti i poveri come me. Se sei figlio di William e Kate o anche di Maria e Maurizio puoi fare a meno di leggerlo, non capiresti.

Da più o meno 4 anni nella migliore delle ipotesi prendo circa 6 voli l’anno, esclusi i viaggi di piacere all’estero e contando come unici i voli con scalo. Ciò significa, con una media di 40 euro per volo, che avrò speso più di 900 eurins in biglietti aerei. La routine è sempre la stessa: vado sul sito Ryanair digito le date approssimative e prenoto il volo seguendo il principio “se costi massimo 19euro sei mio”, non importa se per 2 euro mi toccherà alzarmi alle 4 del mattino, spenderne 20  di taxi oppure prendere un treno salire da Pisa a Bergamo per poi riscendere verso Palermo, l’importante è che io abbia risparmiato sul biglietto! E infatti è così che ragiona lo studente medio che a settembre già ha l’ansia di “fare il biglietto per natale”, non si sa mai, metti che poi sale a 26euro sono rovinato, in quel caso vacanze qua, da solo, le palline di natale le metto sul basilico e il presepe lo faccio con la muffa della doccia (almeno ho la scusa per non lavare il bagno).  Ma i problemi seri arrivano verso maggio quando ancora non hai fatto il biglietto per scendere a luglio e sei nella merda. Le date di appello ancora non sono state pubblicate e tu mandi diecimila e-mail ai professori ma non perché hai l’ansia per l’esame, non te ne fotte niente, ma ti stai cagando sotto perché giorno dopo giorno quei facchini della Ryanair stanno lì ad aumentare centesimo dopo centesimo il prezzo di quello che una volta era un economicissimo (ma si può dire?) biglietto Pisa-Palermo. Ma loro lo sanno, sanno che a luglio tutti scendono e a settembre tutti salgono. E noi come dei minchioni a luglio scendiamo e a settembre saliamo.

Ma a tutto questo io ho la soluzione (almeno finché non ci sgamano): spostiamo le migliori università a Trapani, Palermo, Comiso, Alghero, Bari, Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria così da settembre a maggio bazzichiamo da quelle parti e a ferragosto tutti in vacanza a Cortina che legna ne hanno tanta e i falò vengono anche meglio. Così a quelli la’ gli mandiamo l’intero sistema in tilt e poi vedi la freschezza quando a giugno ancora non sai le date dell’esame!

Dopotutto però mi tocca ringraziare Ryanair, grazie alla quale in questi anni ho potuto abbracciare la mia mamma,  rivedere la mia terra e non scordarmi sapore e profumo di casa mantenendomi sempre e rigorosamente sul tanto amato low-cost !!!!!

Tratto da una storia vera

Quell’anno perso all’università

Era il 2010 quando appena conclusi gli esami di maturità mi affacciai per la prima volta al mondo delle università italiane. Ero poco più che 18enne e il test di ammissione alla facoltà di ingegneria biomedica presso il Politecnico di Milano mi stava aspettando. Ero gasatissimo ma allo stesso tempo impaurito. O forse ero più smarrito che altro. Non sapevo bene a cosa andavo incontro, cosa riservava per me Milano e cosa il Politecnico. In ogni caso, nonostante tutte le pippe mentali partii… Appena arrivato entrai in quell’enorme aula piena di computer (era la terza volta per me, avevo già provato il test in passato con scarsi risultati, avrei dovuto prenderlo come un segnale). Mi sedetti e subito iniziò il countdown: 15 minuti per la comprensione del testo, 20 per logica e matematica, 15 per fisica e 10 per cultura generale. Non sono portato per le sfide a tempo: quando ero piccolo ogni gioco alla play station  era un’impresa, nella migliore delle ipotesi venivo divorato da una pianta (Super Mario). Miracolosamente (vedi la sfiga, col senno del poi) superai quel test di ammissione e diventai uno studente di ingegneria biomedica presso il politecnico di Milano. Ma la domanda che cominciai a farmi da quel momento in poi fu’: ma che minchia è ”ingegneria biomedica”? cosa vorranno da me questi qua? Eh sì, forse fui un po’ frettoloso e per nulla  critico nello scegliere quello che sarebbe stato il mio lavoro, la mia vita. Era ottobre, iniziarono i corsi ed io da buono studente stavo lì, ovviamente in ultima fila cercando di passare inosservato (ero un po timido). E da lì le prime amicizie (parolone, ero anche asociale), la scoperta di una città meravigliosa (di notte, quando esci) ma allo stesso tempo triste (di notte quando rimani a casa, da solo) e tutta una serie di avventure per cui ne è valsa la pena tutta questa faticata. Ma arriva febbraio e arrivano i primi esami: bocciato, bocciato, 15/30esimi, dunque bocciato, addirittura una volta 9/30esimi per cui bocciato è un complimento. Cosa avrò fatto di male? Dove sto sbagliando? Io ero un bravo alunno alle superiori, non molto studioso ma comunque bravo. Le crisi si fecero sempre più presenti, non riuscivo più a godere nemmeno del lato bello e che fino ad allora mi aveva affascinato di Milano, la movida. Mi chiusi in casa per settimane intere e alla fine presi una decisione: mi ritiro! Fu’ un duro colpo per me, mi sentivo un perfetto fallito e le chiamate dei miei amici che a differenza mia avevano trovato la loro strada non mi aiutavano per nulla. Ma forse chi la prese ben peggio di me fu’ mio padre, nonché il finanziatore di 12mesi, 48settimane, 335giorni…. di affitti e vitti. Così il 20 luglio, borsone in spalla e via verso il primo volo Linate-Palermo. Si prospettarono giorni duri in cui feci i conti con un apparente grande fallimento che si rivelò col tempo una delle mie più grandi esperienze. La prima da solo, fuori casa. Quella che realmente mi fece capire cosa è l’università e quanto la scelta di quella giusta possa condizionare il nostro intero futuro portandolo verso un percorso roseo se la scelta è giusta, catastrofico in caso contrario. Nell’incoscienza fui comunque capace di capire subito i miei sbagli e anzi di farne tesoro. Passate 4 settimane ero già pronto ad una nuova svolta, una nuova scelta, un nuovo e definitivo percorso. Questa volta non potevo sbagliare e non sbagliai.

Mi sento in dovere, io, oggi di consigliare a tutti i ragazzi che come me nel 2010 devono scegliere la propria università di scegliere col cuore, di non farsi condizionare dai proprio genitori o dalla voglia di arricchirsi. Fate quello che amate fare, fate quello che vi renderà felici e non ricchi. Scegliete bene, così da potervi alzare dal letto la mattina con la giusta grinta per affrontare quella che in ogni caso sarà una vita che vi assicuro vale la pena vivere !

Io, studente fuori sede

Da piccolo volevo fare il medico, il pompiere, il pilota di aerei e a volte ho anche pensato di fare l’apicoltore…  Adesso mi ritrovo ad essere uno studente fuori sede. Ma chi è lo studente fuori sede?

Egli appartiene alla categoria studente e ne rappresenta forse la maggiore percentuale. Si tratta di un umano di età solitamente inferiore ai 30 anni, eccetto i casi di fuori sede con titolo bonus di fuoricorso.  Costretto a lasciare parmigiana, caponata, agnello a forno e ravioli al ragù per l’obbligatoria leva dello studio.

Bene, io appartengo a questa categoria e insieme a tutti i miei commilitoni ogni giorno affronto le stesse difficoltà:

  • madre al telefono: “hai mangiato?”; Nonna al telefono: “ma mangi?”; Mamma e nonna su skype: “Maria chi si siccu ma mangi ccamora? (Maria, madre di Gesù, ma stai mangiando in questo periodo?)”;
  • frigo perennemente vuoto, causa della preannunciata magrezza;
  • cibo ogni giorno ad ogni ora a base di tonno e zucchine (mia madre mi dice sempre di comprare frutta e verdura di stagione, ma delle zucchine devo ancora capire qual è); colazione opzionale;
  • il pacco da giù (ogni tanto una gioia, unica gioia);
  • impossibile impresa di indossare due calzini uguali (un’antica leggenda narra che uno dei due calzini verrà prima o poi risucchiato in un universo parallelo passando per l’oblò della lavatrice, che intanto devi ancora imparare ad usare);
  • siesta dalle 15 alle 19 con conseguente risveglio condito di bestemmia e senso di colpa;
  • macchie simil sorbetto rovesciato sulle lenzuola (grazie Fedez) ma tanto domani le cambio (“domani”);
  • turni delle pulizie fatti ma mai rispettati (però è giusto farli);
  • alto rischio di incontrare il coinquilino di merda (ogni casa ne ha uno, se nella tua non c’è allora sei tu);

Ma nonostante tutto e superata ogni singola giornata egli, studente fuori sede, spera nell’evoluzione, in quel passo darwiniano che lo porterà alla tanto attesa disoccupazione.

E poi mio padre dice che ho una vita facile!

L’arte del tandem: ecco come cerco di migliorare il mio inglese

Risultati immagini per tandem linguistico

Sin da quando ero bambino non fanno altro che ripetermi la famosa frase “impara l’inglese, ti servirà!” e così come per la maggior parte dei consigli ricevuti a quell’età anche questo veniva messo da parte con molta nonchalance.  Negli ultimi anni però mi sono accorto che forse il peso di “impara l’inglese, ti servirà!” non era proprio lo stesso di “mangia c’ha crisciri” (“mangia perché devi crescere” per chi non l’avesse capito) e forse avrei dovuto dargli la giusta considerazione. Adesso mi trovo alla, per fortuna ancora giovane, età di 25 anni e corro da un corso all’altro per rimediare al tempo perduto, con non ottimi risultati, ma vabè meglio di nulla. Tutto questo finché non  sono venuto a conoscenza dell’esistenza dei tandem linguistici:  veri e propri scambi culturali che ti consentono seppur per un breve periodo (quello di un caffè, una birra o nel migliore dei casi di un aperitivo) di immergerti in una nuova cultura. Un po’ come fare un breve viaggio all’estero senza spostarsi dalla propria città. Un tandem infatti consiste  nell’incontro tra persone di culture diverse che hanno il reciproco interesse a conoscere lingua, usi e costumi del partner in questione.

Di seguito vi elenco alcune linee guida per chi volesse approcciarsi a questa simpatica, e formativa esperienza che oltretutto consente di conoscere  e creare amicizie con persone di ogni parte del mondo:

  • la prima cosa da fare è capire quali sono le tue esigenze, e cioè quale lingua vuoi conoscere, a quale cultura sei interessato… per cui poniti delle semplici domande;
  • il secondo passo, forse il più importante consiste nel trovare il compagno o la compagna giusta. Esistono diversi siti internet, forum o pagine facebook che servono proprio a mettere in comunicazione giovani e meno giovani per questo tipo di esperienza. Trova quello che fa al caso tuo;
  • adesso è il momento di mettersi d’accordo per il luogo e la data dell’incontro. Ti consiglio un luogo affollato (non si sa mai, si tratta pur sempre di un estraneo) ma allo stesso tempo non rumoroso (il tavolo di un bar andrà più che bene);
  • non resta che superare l’impaccio iniziale magari con una bella bottiglia di vodka (aiuta sempre, disinibisce, ma non esagerare, rischi di non poter più parlare la tua lingua figuriamoci un’altra) e godersi la lezione di lingue 2.0 !!!!

Kim Jong-un: 5 frasi che descrivono il leader nordcoreano

  1. Kim Jong-un è un politico militare e dittatore nordcoreano;
  2. Divenne leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea all’età di 27 anni, questo lo rende il capo politico più giovane al mondo;
  3. E’ il terzo discendente della dinastia Kim, figlio di Kim Jong-il e nipote di Kim il-Sung, quest’ultimo conosciuto come presidente eterno e padre fondatore della Corea del Nord;
  4. Alla sua famiglia sono attribuite origini divine tanto che il nonno, Kim il-Sung, viene spesso definito dai suoi sudditi come qualcuno di molto vicino a Dio;
  5. Kim Jong-un ha basato la sua intera, seppur ancora giovane, dittatura sullo sviluppo di armi nucleari.

Oggi Kim Jong-un possiede il quarto esercito più grande al mondo, una flotta navale da far invidia a quella americana ma soprattutto ordigni nucleari in grado di scatenare un conflitto mondiale. Ad aggravare la situazione  è  il suo carattere instabile, a tratti folle, che lo vede spesso protagonista di scandali terrificanti come omicidi e torture di figure politiche e civili di rilievo. I suoi rapporti con gli Stati Uniti sono, nelle ultime settimane, arrivati ai minimi storici creando nell’intera penisola coreana e in tutto il mondo un clima di tensione paragonabile a quello della guerra fredda. Cosa possiamo aspettarci allora del folle capo della Corea del Nord?  Basterà mostrarsi il missile a vicenda con il presidente Trump per incutersi timore ? E se Kim lo avesse più grande, tanto da scatenare l’invidia del tycoon, torneremo ai tempi della clava?

-Si sta come d’autunno, sugli alberi le foglie- Ungaretti

 

Francesco

Ecco perché Berlu e l’agnellino mi preoccupano

Da qualche giorno  gira in rete una foto dell’ex premier Silvio Berlusconi che lo ritrae con fare quasi paterno intento ad allattare un agnellino. E’ da un po’ di tempo infatti che al nostro amato cavaliere viene attributo un atteggiamento pro vegetarianesimo.

-ma quali sono i motivi che potrebbero stare dietro al suo  comportamento animalista?-

Di certo parecchi sono ovvi ma altri un po’ meno, elenchiamone alcuni:

  • troppa carne fa male (in effetti dopo gli ultimi problemi al cuore tanto vale cavalcare l’onda del salutismo)
  • anche gli animali hanno una coscienza (sono preoccupato per quando qualcuno dirà che anche sedano e carote ne hanno una)
  • oggi il consumo eccessivo di carni, un tempo riservati alle classi sociali più abbienti, porta ad un allevamento intensivo che fa spesso uso di antibiotici e mangimi animali

ma saranno terminati qui i motivi ? forse per un cittadino comune sarebbero più che sufficienti, ma per un politico l’interesse va ben oltre l’ovvietà del caso.

Ed ecco infatti altri motivi un po’ meno scontati

  • questa mossa porterà al suo partito migliaia di voti in più e, cosa ancora più importante, darà una bella ripulita all’immagine dell’ex premier che passa così da presunte  serate con donne a pecorina alle nuove serate con donne e pecorine

Ecco perché Berlu e l’agnellino mi preoccupano…. perché se anche Lui è arrivato così in basso per racimolare quattro voti cosa possiamo aspettarci da chi del perbenismo ne fa la sua migliore arma ?

NOTA POSITIVA     NP:  preferisco un ex premier che allatta gli agnellini piuttosto che un capo di stato che fa a gara a chi ce l’ha più lungo… IL MISSILE si intende!