Così mia nonna mi ha reso ricco

La più grande ricchezza di un bambino? I  nonni

Mia nonna non è una scienziata, anche se dice che avrebbe voluto esserlo. Non sa fare la pasta a forno né tanto meno è una buona sarta. Mia nonna però da’ un buon sapore a tutto ciò che fa’ mettendoci l’amore.

Quando ero bambino passavo tutto il tempo con lei. Non conoscevo ancora il valore di quegli istanti passati insieme. Il valore di ogni singolo momento. Non sapevo quanto un giorno avrei desiderato sentirle ancora dire “cosa vuoi da mangiare a pranzo?”. Interi pomeriggi trascorsi tra lezioni di cucina (“oggi facciamo la pizza”) e overdose di radio Maria. Era tutto il mio mondo e non era poco. Attraverso i suoi racconti, spesso buffi e  in un mix di lingue inesistenti, mi apriva a mondi del passato. Storie di una gioventù non mia ma che sentivo molto vicina. Storia di mamma e papà ancora giovani. Di zii discoli e nonni che non ho mai conosciuto. Interi pomeriggi immerso in un’epoca lontana ma allo stesso tempo  in parte mia.

Trascorrevano cosi giorni, mesi e anni

Io crescevo e lei sempre pettinata si ingobbiva un po’. Ma nulla di grave ogni ruga infatti la rendeva ai miei occhi sempre più bella. Con le sue rughe ci giocavo pure, mi divertivo a pizzicarle quelle della mano. Le tiravo in su e poi facevo lo stesso con le mie, come per accertarmi della differenza. Come per valutarne l’andamento, perché sapevo già che erano destinate ad aumentare. Già da piccolo conoscevo il senso di quei segni che il tempo le aveva lasciato addosso. Ancora oggi quando guardo le mani di un anziano penso subito a lei. Poi mi tocco le mani. Come facevo una volta. E la sento improvvisamente vicina.

E con l’età a rendere il tutto un po’ più divertente arrivarono episodi di una demenza che sembrava non preoccuparmi poi così tanto. Episodi buffi, che se ci penso ancora rido. Come quella volta che vedendoli sul tavolo, mia nonna mangiò i filtri per sigarette da rollare esclamando un imbarazzato “mih ch’è stuppusu!”descrivendone perfettamente l’essenza filamentosa. Li scambiò per tictac!

Ma la cosa triste è rischiare di dimenticarli questi episodi. Così ogni tanto, anche un po’ malinconico, me li  ripasso. Per averli sempre freschi. Per lo meno quando voglio posso andare a ripescarli e  questo a me basta. Basta a tenere ancora solido il legame tra me e lei. Lei che è stata la mia mamma, nonna, tata, confidente, giudice e avvocato. La miglior complice che potessi avere. Lei che mi ha salvato dal 70% dei guai e mi ha evitato enormi cazziatoni. Lei che mi obbligava alle soap e ai sabato di c’è posta per te. Ma per me non era un problema. Ero felice assieme a lei. Non era un’anziana ma semplicemente un’antichissima bambina.

E tutti voi che avete avuto dei nonni provate a pensare alla vostra infanzia senza loro. Non vi sembra poverissima? Non credete  che di quel periodo i nonni siano il più grande dei tesori? La più grande ricchezza?

Poi però le cose cambiano

Oggi mia nonna non parla e non si muove ma quando ci guardiamo negli occhi non abbiamo bisogno di parole. Abbiamo già parlato. In passato. Ci siamo detti tante cose. Adesso ci basta stringerci per mano. Una stretta forte vuol dire “ti voglio bene”, una più debole vuol dire “stammi vicino”.

Quando le mie mani toccano le sue segnate dal tempo è uno scoppio di emozioni. Ricordi di un’infanzia e di una vecchiaia che si sono incontrati e hanno percorso un pezzo di vita insieme. Ricordi di tenerezza  e divertimento che vengono a galla dal calore di una mano che ormai fa fatica a non tremare.

A te che hai reso la mia infanzia un posto più bello, a te che avevi delle caramelle buonissime alla menta e al latte, a te che sei il mio punto cardinale voglio dedicare il mio futuro in ricordo di quello che è stato l’amore più grande della mia gioventù:  tu, mia nonna !

2 risposte a “Così mia nonna mi ha reso ricco”

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