C’è una Raffaella Carrà dentro ognuno di noi

Non so voi ma io non sono il classico tipo che in discoteca va scioltissimo.

Di solito funziona in questo modo: evito per settimane di frequentare posti dove sono costretto a ballare o comunque a fare il pagliaccio. Poi d’improvviso arrivano capodanno, ferragosto e festività di turno dalle quali non puoi sfuggire. Ci provi sempre a proporre un party alternativo. Magari qualcosa di meno glitterato e luccicante, così da poterti sentire più a tuo agio. Provi anche a fingerti malato. “Dei malati avranno pur pietà!” pensi. Ma non ci sono scuse che reggono: ti tocca andare in discoteca. Si fa per dire. Spesso ti tocca andare in “quei posti con nomi fighi dove i tuoi compaesani, che il giorno prima mungevano le vacche, oggi sono in giacca (rigorosamente luccicante) a ballare in stile Elvis dopo l’ictus”.

Ti fai convincere. Anzi non avevi scelta. Entri in pista ma ti senti osservato. “Despasito” e “Bailando” di sottofondo non ti aiutano per nulla. “Yo te miro, se me corta la respiración Cuanto tú me miras se me sube el corazón…” ed è proprio quello che succede: il respiro si fa corto e sembra che tutti ti guardino (ovviamente nessuno ti sta cagando, è una sensazione, così dicono. A me sembra guardino davvero). In tutto questo cerchi affannosamente di creare coreografie muovendo i piedi in modo spastico finché non ti accorgi che forse anche le braccia dovrebbero fare qualcosa. Non  possono solo pendere. Così inizi a muoverle ma non sai farlo in modo sincrono ai piedi. Viene fuori un burattino.

Allora ti giochi il jolly: “ragà vado a bere qualcosa”

Vai al bancone e decidi di prendere un long island, il quarto. Non sarà poco? Forse si, allora mentre il barista è intento a prepararti la pozione ti fai servire  anche un cicchetto di tequila sale e limone. Può solo aiutare in questi casi. Tutto d’un fiato lo butti giù, prendi il bicchierone che intanto era già pronto sul bancone, paghi 15euro e dopo due sorsi, coraggioso torni in pista (di solito il bicchiere è troppo pieno e i due sorsi servono a darti mobilità senza macchiare le giacche fluorescenti dei tuoi compagni di seratone).

Così arrivi nuovamente in pista, raggiungi la comitiva e ti accorgi di avere una carica in più. Ritenti i passi di prima. Adesso ti sembrano un po’ più sensati, come se si adattassero meglio alla musica. In realtà sei tu che inizi a sfasare. Nonostante tutto sei ancora troppo sobrio ma è li che arriva la botta di culo dall’amico di turno: “lo vuoi un  po’? a me non va più!” afferri la manna dal cielo, non sai nemmeno di cosa si tratta, è blu, lo butti giù d’un fiato………..

Da quel momento in poi inizia nella tua mente, nei tuoi passi scoordinati e in tutto ciò che ti circonda un’armonia che mai prima d’allora avevi visto. Sembra la pista di Papeete Beach, sono tutti interessantissimi e ben vestiti. Gli sguardi addosso non esistono più. Manco li vedi. In realtà non li metti proprio a fuoco. Ti lasci andare finché non sale la Raffaella Carrà che è in te. Fai cose assurde, passi che nemmeno pensavi di saper fare, ci metti pure un po’ di Michael Jackson. Casqué con la prima che capita e ciucciotti a destra e sinistra sentendoti un po’  “Pedro di santa Fé”.

Ma il meglio arriva quando “Ladies and gentlemen it’s time for me to present to you a redefinition of disco, a new kind of go go….. that will pump in your heart ‘till the beat falls apart in the sunlight…“. Parte anche lo stacchetto. E con quello partono anche anni di reputazione, via,  buttati al vento. Una vita costruita sulla serietà va a farsi fottere. Ma per te  in quel momento la cosa che conta di più è ballare, sei bravissimo, almeno così ti sembra. Intanto in sottofondo “…paparapa paparapaaaa I still believe in your eyes, I just don’t care what you’ve done in your life…”

Ma come per tutte le cose belle arriva la fine. Sono tipo le 5 del mattino e sono tutti distrutti, tranne te, ancora te la senti. Minchia per una volta che mi avete convinto lasciatemi ballare! Invece no, dall’alto staccano la musica e improvvisamente la sala si svuota. Il parcheggio ospita l’after. Cerchi la macchina di quel pinnolone che ti ha dato il passaggio (per fortuna questa volta non è toccato a te fare da autista). E da eroe torni a casa.

Ti corichi, tu non vomiti, stai bene. Ti gira soltanto un po’ la testa, ma chiudi gli occhi. Tanto ora ti passa…

Vomiti (non berrai più così, te lo riprometti)

Dormi, ancora non sai che domani dovrai fare i conti con le tue foto sui social network.

Ti svegli, sono le 14:00, la pasta è sul piatto. Apri facebook….. lo vedi… vedi ciò che rimane di una serata che  ormai non ti appartiene.

Ti vergogni

Dormi di nuovo

 

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