i-Parents

Fesbicum e l’internette

Cos’è un i-Parents o un i-Relatives lo sappiamo tutti, perché tutti in famiglia ne abbiamo almeno uno: si tratta di  genitori, zii, nonni e  cugini di ogni grado nuovi al mondo del web.

Costituiscono la categoria dei NUOVI ADOLESCENTI.

Sono  adulti che per puro caso e forse curiosità hanno deciso di affacciarsi al mondo hi-tec. Agiscono inizialmente con fare insicuro e passo titubante per poi diventare in breve tempo i nuovi padroni del web. Di solito la loro nuova vita  inizia con la classica frase : ” no ma a me non interessa, è che voglio trovare vecchi compagni di scuola!” . (brividi)

Da lì al disastro generazionale il passo è breve.

Il credulone

Non passa giorno che uno di loro non pubblichi il classico articolone condiviso da fonti quali www.iltelegrafo.it o ancora www.ilGioMale.it o anche www.ilcorrieredellapera.it . Insomma fonti attendibili. Gli articoli in questione possono vertere su qualunque tipo di argomento: dall’attualità alla politica, dal gossip all’economia. Ma al di la’ del lato simpatico e comico che può avere l’argomento ce n’è uno che sfiora il drammatico. Riguarda quegli utenti che condividono articoli a chiaro sfondo razzista non rendendosi conto di quanto siano manipolati da chi li ha messi in circolazione facendo leva proprio sulla stupidità di questi ultimi.  Mi è capitato di leggere articoli del tipo: “musulmano mangia bambina cristiana”. Il che  OK potrebbe anche succedere, così come il viceversa, ma non pubblicarlo aggiungendo la tua frase (frutto di riflessioni profonde mi viene da dire): “ecco come ci finirà, ci stanno invadendo e mangeranno tutti i nostri bambini” . Una scena a dir poco apocalittica.

Per intenderci alcuni sono i tipi che cascano facilmente nel tranello del “CONGRATULAZIONI SEI IL MILIONESIMO VISITATORE, HAI VINTO 100000 EURO, CLICCA QUI!”.

Questi li classificherei come i nuovi salvatori del mondo, i profeti del 21esimo secolo.

Poi ci sono loro.  I migliori dal mio punto di vista. I più simpatici ma anche quelli che prima o poi smetterai di seguire. Non li eliminerai dagli amici solo perché creeresti una faida familiare:

Gli eterni bambini

Se non li avete già tra i vostri amici vi consiglio di aggiungerli subito. Giusto per darvi un’idea: il loro post classico riguarda il tema del “gossip inter nos” ovvero il gossip di paese, non quello ad alti livelli. Cioè non vi aspettate che parlino delle love stories di Angelina e Bred perché preferiscono di gran lunga quelle di Cuncittina e Pep. A questi alternano foto intere e primi piani con tetta su panza  come rimedio contro l’invecchiamento. Quasi a rimarcare il fatto che il tempo passa ma solo per gli altri.

“COME DIREBBE MIA NONNA: TRATTASI DI BUTTANISIMO”

Hanno una schiera di fans pronti a difenderli, per lo più loro coetanei. Ma allo stesso tempo odiano qualcuno. Per forza. Devono odiare qualcuno! E’ il fulcro centrale su cui si sviluppa la loro vita social.

Vi riempiranno le giornate e le bacheche. Daranno un senso al vostro maniacale scorrere in sù e in giù la home di facebook. Saranno perfetti per un attimo di svago. Io ormai  c’ho quei 4-5 profili da visitare regolarmente. A mo’ di beautiful!

Facciamo un po’ di psicologia: le fasi della vita sul web

Questi giovani, si fa per dire,  utenti del web attraversano nella loro  vita tecnologica diverse fasi in brevissimo tempo, forse per recuperare gli anni perduti. Eh sì perché un utente “normale” (con normale intendo chi come me è cresciuto a pane e facebook) da adolescente pubblica cazzate e canzoncine romantiche. Da matricola pubblica il classico post “la sessione estiva mi sta uccidendo” o “fanculo voi e le vostre foto al mare”. Da trentenne passa alle  foto con rispettiva consorte, figlia, canuzzo e varie.

Gli “eterni bambini” invece devono in fretta recuperare tutte queste fasi, per cui la loro adolescenza durerà circa 6-7 mesi sui social. Periodo nel quale si omologheranno agli studenti delle medie. Il post medio in questa fase riguarderà il tema della musica e dell’amore. Dopodiché passeranno alla fase della frustrazione tipica dei 20 anni, caratterizzata da “a cosa stai pensando? Hai presente quando la sabbia scotta ma tu te ne freghi perché tanto sai che stai correndo verso il mare?  ecco bisognerebbe vivere così“.  (uccideteli).

Passato questo step ci si ritrova catapultati nell’età della zitellaggine. Che paradossalmente può colpire ed anzi colpisce soprattutto persone già sposate a discapito del significa vero,  proprio e profondo del termine. Dell’etimologia della parola noi ce ne fottiamo.  E’ caratterizzata da odio verso il prossimo e, nel caso delle donne, odio verso le prossime (giusto per essere più precisi). Ogni donna è vista come puttana dalle altre donne. Lasciatemi dire gli utenti potenzialmente più pericolosi. Il che è in forte contrasto col senso di femminismo talvolta manifestato in occasione di 8 marzo o giù di lì. Si troveranno in questa fase di hi-vita frasi del tipo : “tu che mi imiti non sarai mai alla mia altezza” o anche “inutile che parli male di me, se hai qualcosa da dirmi sai dove trovarmi” o peggio ancora “scelgo bene i miei amici di facebook (scambiando per veri amici persone mai viste e che spesso vivono a km e km di distanza) siete persone meravigliose”.

Ma subito dopo arriverà la fase della stanchezza. Una vita ormai giunta alla matura età di cui la saggezza ne è la principale portabandiera. In questa fase il topic è per alcuni religioso caratterizzato da madonne e preghiere in capo alla top ten degli argomenti da trattare assolutamente con lo scopo di far redimere un popolo impanato in peccato e pan grattato. Mentre per altri diventa l’era del perbenismo laico. Tutti sono delle merde tranne TE. Tutti fanno del male agli altri tranne TE. Sei troppo buono/a, hai senso del rispetto, TU.  Hai dei figli meraviglioso a differenza di quelli degli altri, “maladucati e puorci!”.

Senilità bruciata

Insomma per concludere mi viene da dire che da quando i nostri si sono affacciati sui social network la situazione è drasticamente cambiata. I ruoli si sono invertiti. Ci sono figli (dal patataro) a fare la spesa e madri a farsi i selfie. Padri felici che scoprono il like tattico e figli ancora vergini a 25 anni.

Mi viene da dire che l’adolescenza è quella fase della vita in cui forse per mancanza di inibizione dici tutto quello che ti passa per la testa, non valuti gli effetti ne tanto meno i danni di quello che fai. Sei istintivo, immaturo e anche un po’ arrapato. Ma a quanto pare l’adolescenza può colpirti pure a 60 anni!!

NB: ogni riferimento a persone, fatti o cose è puramente casuale. Me ne lavo le mani.

Riina è un essere umano, si ma uno tra i peggiori

Sembra scontato scrivere sulla mafia. Ricorda un po’ quei temi delle medie che rigorosamente iniziavano per “la mafia è una delle più grandi piaghe della società moderna”.

Siamo cresciuti con la mafia e il fatto che non ci passi sotto gli occhi lasciandoci indifferenti a me fa piacere. Il fatto che tutti si siano espressi sulla vicenda che negli ultimi giorni ha riguardato Totò Riina a me fa piacere. Il fatto che ognuno abbia voluto evidenziare, con un post in bacheca o con una foto di Falcone e Borsellino, che la mafia per noi è ancora una montagna di merda a me fa piacere.

Piuttosto sono meno felice nel leggere chi dice basta. Basta a tanto interesse mediatico. Basta mettere la bocca in materie in cui non siamo competenti. Perché di queste carogne è giusto parlare. Perché seppur non tutti siano esperti in legge in un modo o nell’altro abbiamo vissuto la scia di fango lasciata dalla mafia.

Non è di certo augurando a Totò la Merda-Riina una morte in croce che faremo giustizia alle vittime della mafia. E non è di certo scarcerandolo che daremo il buon esempio all’intera collettività, soprattutto quella dei più giovani.

Va comunque sottolineato, per dovere di cronaca, che il tribunale di Bologna nel 2016 ha rifiutato la richiesta dei domiciliari avanzata dall’avvocato del mafioso. E che la prima sezione penale della Cassazione ha risposto invece annullando con rinvio l’ordinanza del tribunale di Bologna. Alias è ancora tutto da decidere.

Vorrei però porre l’attenzione su di un particolare. Così facendo la Cassazione ha evidenziato come l’accanimento carcerario in caso di gravi problemi di salute possa essere contrario al senso di umanità.

…Adesso è facile cadere in banale populismo…

Lasciatemi però dire che le parole Riina e senso di umanità difficilmente possono andare d’accordo. E pur essendo corretto tenere sempre conto che la vendetta e l’odio portano soltanto altro odio è comunque fondamentale NON DIMENTICARE. Non infangare la memoria eroica di chi ha lottato donandoci una grande esempio di cosa voglia dire umanità sacrificandone in nome la propria vita.

Riina è un essere umano. Si ma uno tra i peggiori e non penso proprio che la sua scarcerazione possa dare dignità alla sua morte. Una morte che è soltanto l’ultimo istante di una lunga vita. Una vita che ha sepolto patriottismo, senso civico, umanità decenza e amore sotto chilometri e chilometri di carne umana da macello.

Le strane notizie del web: lo stupore del non stupirsi

Non è raro imbattersi su articoli davvero bizzarri. Quante volte vi è capitato di trovare in rete notizie che all’inizio credevate false per quanto surreali?

Giusto per fare qualche esempio mi viene in mente la notizia di una donna di 100 anni arrestata per realizzare, a detta sua, un sogno nel cassetto. O ancora la storia di una coppia che usa un sacchetto di plastica al posto del preservativo con risultati a dir poco dolorosi. I due infatti sono stai costretti a recarsi al pronto soccorso per ovvie lesioni ai genitali.

Ma di notizie come queste ne è davvero pieno il web. Ne circolano di tutti i colori. Ed è recente la notizia che racconta della nuova moda giapponese. Prendendo spunto da un famoso fumetto i nostri stravaganti amici giapponesi hanno iniziato ad indossare mutandine…. in faccia. La moda prende il nome di kaopan (“kao” faccia, “pantsu” mutanda). E’ l’exploit di un diffuso feticismo per le mutandine che ha larga diffusione nel suddetto paese orientale.

Ma qualche giorno fa per caso mi sono trovato davanti ad un articolo che mi ha davvero incuriosito. E’ capitato a tutti di trovare dei capelli in doccia, capelli che ormai stanchi di una vita di stress hanno deciso di  andare via seguendo la strada degli scarichi fognari. Ma esiste una donna che di questi piccoli e sfibrati esseri ne fa delle vere e proprie opere d’arte. Si chiama Lucy Gafford ed ha iniziato a creare opere con i suoi capelli durante una normalissima doccia prima di iniziare la giornata. Lucy condivide su instagram e twitter i suoi “lavori” e la sua originalità sta facendo il giro del mondo. Di certo l’essere donna la sta aiutando molto. Si sa che  in quanto a capelli nella doccia sono imbattibili, con i miei potrei al massimo disegnare una margherita per  nulla petalosa.

Forse però alcuni di noi non si stupiscono più di fronte a certe notizie. Potremmo leggere di un uomo che si è fatto trapiantare la faccia di un maiale sul culo e restare impassibile. Si, perché ormai siamo abituati.

Siamo abituati all’orrido, al bislacco e a tutte le stranezze possibili e immaginabili. In realtà ormai nessuna notizia è poi così assurda. Si sente di tutto. Ma la vera assurdità è non stupirsi di fronte a tutto questo. Certo non mi riferisco alle mutande in faccia dei giapponesi o all’anziana signora che si è fatta arrestare. Parlo di notizie un po’ più serie, da prendere meno alla leggera. La vera assurdità è essere completamente abituati a tutto. Niente ci sconvolge. Siamo costantemente bombardati da notizie di ogni tipo. E sono sicuro che anche lo scoppio di una terza guerra mondiale per molti di noi sarebbe solo un’ennesima fonte di stronzate su cui scrivere e commentare sul web.

Permettetemi però una riflessione meno leggera. Permettetemi di andare oltre, per quanto possibile, alla frivolezza di alcuni argomenti

Di questo passo dove andremo a finire? Che fine ha fatto la capacità di stupirsi e rimanere increduli tipica della nostra infanzia e, lasciatemi dire, tipica del genere umano? Allora….. Che fine ha fatto la nostra umanità quando a immagini di morti violente in Siria la nostra reazione si limita ad un solo e semplice like? Di certo la tecnologia è uno strumento potente, di comunicazione e non solo. Ma sono altrettanto certo che il tasto “pollice in su” non migliorerà il mondo solo perché stiamo li a dire che qualcosa “CI PIACE!”

 

Così mia nonna mi ha reso ricco

La più grande ricchezza di un bambino? I  nonni

Mia nonna non è una scienziata, anche se dice che avrebbe voluto esserlo. Non sa fare la pasta a forno né tanto meno è una buona sarta. Mia nonna però da’ un buon sapore a tutto ciò che fa’ mettendoci l’amore.

Quando ero bambino passavo tutto il tempo con lei. Non conoscevo ancora il valore di quegli istanti passati insieme. Il valore di ogni singolo momento. Non sapevo quanto un giorno avrei desiderato sentirle ancora dire “cosa vuoi da mangiare a pranzo?”. Interi pomeriggi trascorsi tra lezioni di cucina (“oggi facciamo la pizza”) e overdose di radio Maria. Era tutto il mio mondo e non era poco. Attraverso i suoi racconti, spesso buffi e  in un mix di lingue inesistenti, mi apriva a mondi del passato. Storie di una gioventù non mia ma che sentivo molto vicina. Storia di mamma e papà ancora giovani. Di zii discoli e nonni che non ho mai conosciuto. Interi pomeriggi immerso in un’epoca lontana ma allo stesso tempo  in parte mia.

Trascorrevano cosi giorni, mesi e anni

Io crescevo e lei sempre pettinata si ingobbiva un po’. Ma nulla di grave ogni ruga infatti la rendeva ai miei occhi sempre più bella. Con le sue rughe ci giocavo pure, mi divertivo a pizzicarle quelle della mano. Le tiravo in su e poi facevo lo stesso con le mie, come per accertarmi della differenza. Come per valutarne l’andamento, perché sapevo già che erano destinate ad aumentare. Già da piccolo conoscevo il senso di quei segni che il tempo le aveva lasciato addosso. Ancora oggi quando guardo le mani di un anziano penso subito a lei. Poi mi tocco le mani. Come facevo una volta. E la sento improvvisamente vicina.

E con l’età a rendere il tutto un po’ più divertente arrivarono episodi di una demenza che sembrava non preoccuparmi poi così tanto. Episodi buffi, che se ci penso ancora rido. Come quella volta che vedendoli sul tavolo, mia nonna mangiò i filtri per sigarette da rollare esclamando un imbarazzato “mih ch’è stuppusu!”descrivendone perfettamente l’essenza filamentosa. Li scambiò per tictac!

Ma la cosa triste è rischiare di dimenticarli questi episodi. Così ogni tanto, anche un po’ malinconico, me li  ripasso. Per averli sempre freschi. Per lo meno quando voglio posso andare a ripescarli e  questo a me basta. Basta a tenere ancora solido il legame tra me e lei. Lei che è stata la mia mamma, nonna, tata, confidente, giudice e avvocato. La miglior complice che potessi avere. Lei che mi ha salvato dal 70% dei guai e mi ha evitato enormi cazziatoni. Lei che mi obbligava alle soap e ai sabato di c’è posta per te. Ma per me non era un problema. Ero felice assieme a lei. Non era un’anziana ma semplicemente un’antichissima bambina.

E tutti voi che avete avuto dei nonni provate a pensare alla vostra infanzia senza loro. Non vi sembra poverissima? Non credete  che di quel periodo i nonni siano il più grande dei tesori? La più grande ricchezza?

Poi però le cose cambiano

Oggi mia nonna non parla e non si muove ma quando ci guardiamo negli occhi non abbiamo bisogno di parole. Abbiamo già parlato. In passato. Ci siamo detti tante cose. Adesso ci basta stringerci per mano. Una stretta forte vuol dire “ti voglio bene”, una più debole vuol dire “stammi vicino”.

Quando le mie mani toccano le sue segnate dal tempo è uno scoppio di emozioni. Ricordi di un’infanzia e di una vecchiaia che si sono incontrati e hanno percorso un pezzo di vita insieme. Ricordi di tenerezza  e divertimento che vengono a galla dal calore di una mano che ormai fa fatica a non tremare.

A te che hai reso la mia infanzia un posto più bello, a te che avevi delle caramelle buonissime alla menta e al latte, a te che sei il mio punto cardinale voglio dedicare il mio futuro in ricordo di quello che è stato l’amore più grande della mia gioventù:  tu, mia nonna !

La Palermo-Agrigento non s’ha da fare

Così direbbe oggi Don Abbondio parlando della Palermo-Agrigento. Di quel che rimane della Palermo-Agrigento. Una vecchia strada statale oggi sede della “fiera del semaforo”. Ne potete trovare di tutti i tipi. Alti, bassi, fissi e mobili. Con gialli, verdi e rossi di qualunque sfumatura (rossi soprattutto).  Per gli amanti del settore una vera e propria occasione da non perdere.  Peccato che non stiamo parlando di una strada di campagna comoda solo a zio Totò, che la usa per andare a innaffiare l’orticello.

Lo scorrimento veloce Palermo-Agrigento collega gli omonimi capoluoghi siciliani passando per i principali paesi della zona. Che poi il nome mi piace troppo scorrimento veloce. VELOCE soprattutto. Quando ero piccolo pensavo ci  facessero le gare. Invece l’unica cosa di veloce che ci trovi è la capacità dell’asfalto di creare buche. BUCHE anche questa è una parola che mi piace tanto. Sono così profonde che quando ti fermi al semaforo, nell’attesa, ci puoi pescare. Ad agosto c’è anche chi  si fa il bagno. Gli hanno dato la bandiera blu quest’anno. Ne siamo orgogliosi!

Ma da qualche anno la situazione sembra cambiata. Non c’è più quell’armonia tra curve, frattaglie, fango, linee che non si vedono più e fiori in memoria di chi lì ci ha perso la vita. Sono iniziati dei lavori.

-Mariaaa!!! Quando l’ho saputo mi è preso un colpo!-

-Ammodernamento della strada statale. Adeguamento a 4 corsie. Rotatorie. Cavalcavia. Ponti e tanto lavoro per diverse imprese- Dicevano.

Ma io intanto mi vedevo a 70 anni con la mia panda verde petrolio a fare slalom tra i cantieri. E con la consapevolezza che non l’avrei mai vista completata. Bella e pronta. E infatti…

Stop ai finanziamenti

Ieri mi sveglio e che leggo sul giornale? “Stop al finanziamento sulla Palermo-Agrigento”,  “Niente più finanziamenti per la statale Pa-Ag”,  “Finieru i picciuli”.
Ebbene si, non ci sono più soldi.

-“Il finanziamento per completare lo scorrimento veloce Palermo-Agrigento è stato escluso dalla lista delle opere di interesse nazionale contenuta nel Dpp (Documento pluriennale di programmazione)”- Denunciano alcuni deputati

Dopo anni di finte inaugurazioni, ponti che crollano e prese per il culo abbiamo un’altra grande, bella, maestosa OPERA INCOMPIUTA.

Ma il mio pensiero va a tutti quei lavoratori e a quegli studenti che ogni mattina per adempiere al loro dovere di buoni cittadini  che mandano avanti famiglia e paese si svegliano all’alba e percorrono chilometri di cantieri. C’è chi da Palermo va verso Agrigento e chi da Agrigento va verso Palermo. In entrambi i casi la routine è sempre la stessa: sveglia alle 4-5 del mattino. Vecchio autobus o cara automobile e via, verso una nuova giornata di merda. Prima di cominciarla però questa giornata devi affrontare alcune sfide: omini in giubbotti catarifrangenti da evitare, semafori rossi da individuare in controluce, camion e tir di ogni stazza e colore. Fanghiglia e pietrisco che pneumatici e carrozzeria ancora ringraziano. Praticamente arrivi a lavoro con 3 ore di viaggio alle spalle e un capo che vuole conto e ragione del tuo ritardo.

Tutto questo sembrava sopportabile finché, seppur in lontananza, si intravedeva una fine. Una nuova superstrada comoda e più sicura. Un’illusione che oggi ai miei cari corregionali non lascia altro che tanto amaro in bocca.

Cosa ha fatto di male la mia generazione?

Figli di un’epoca che ci vuole male

Mi capita di pensare spesso: “cosa avrei fatto io se fossi nato negli anni ’50?”

Eh si perché è più facile chiedersi cosa avrei potuto fare se… piuttosto che guardare in faccia i nostri tempi e fare.

C’è poco da dire, siamo figli di una generazione che ci vuole male. Siamo i figli di chi ha cavalcato l’onda ma lo ha fatto a discapito nostro. Siamo figli di quei padri che dagli anni ’60 in poi hanno sfruttato tutte le risorse del nostro paese riducendolo all’osso. Siamo figli di quei padri che in pensione troppo presto hanno rubato a noi la possibilità di averla, anche tardi. Siamo figli di quei padri che potevano realizzare i loro sogni se solo lo avessero voluto. Siamo figli di quei padri che bastava una buona idea per costruire un impero.  Siamo figli di quei padri che stato e mafia li vedevano a braccetto. Siamo figli di quei padri che il politico è buono se mi assume la figliola. Siamo figli di quei padri che fotti o ci andrai fottuto.

Siamo quei figli nati nel momento sbagliato. Siamo quei figli che vanno a scuola per 30 anni e che il lavoro, se lo vuoi, lo trovi all’estero. Siamo quei figli che diventeranno adulti a 50 e NON E’  DI CERTO COLPA NOSTRA.  Siamo quei figli che il 110eLode è bello ma non frutta. Siamo quei figli che si sentono dire che “certi cervelli è meglio vederli in fuga”. Siamo quei figli che il nostro ministro della pubblica istruzione ha meno titoli di mia nonna nata nel ’33.

Ma soprattutto siamo quei figli che rivogliono il loro futuro per dare un senso a tutto questo presente.

Ma quindi chi cazzo siamo?

Sono nato nel ’90 e 50 anni fa sarei stato un adulto, invece oggi mi ritrovo ancora bambino. Mi ritrovo a fare i conti con un paese che non mi offre nulla. Un paese il cui sistema scolastico mi obbliga a studiare fino a 30 anni illudendomi che la’ fuori qualcosa mi aspetta.

Si, di illusione si tratta (scusate la sicilianità). Perché a me sembra una bella presa per il culo. Un modo per farci perdere tempo. 5 anni di liceo, 3+2 di università (senza contare che il sistema fa di tutto per mandarti fuori corso, come se non bastasse), 2 di dottorato (“fallo, fa carriera” mi diceva mio zio, sempre in tono Don Corleone) e 3 mesi di lavapiatti a Londra. “Che fa mentre mandi curricula vuoi stare fermo? non sia mai!” (sempre mio zio).

Nel frattempo gli anni passano e ci chiamano pure bamboccioni. Noi, bamboccioni? Noi che siamo governati da 80enni che non si levano dalle palle occupando i nostri ruoli? Ma per favore!

Ma io ci credo troppo nella mia generazione. Non ci posso fare nulla, in fondo sono ottimista. Lo devo dire: io penso che cambieremo il mondo. Vedo miei coetanei brillanti, avere idee geniali. E’ vero, qualcosa gli impedisce di metterle in pratica. Ma sono sicuro che ci sarà la svolta. Tipo una rivoluzione. Una rivoluzione che cambierà le carte in tavola: i giovani a lavorare e i vecchi a godersi la pensione. Questo porterà la mia generazione. Riporterà i fiori nei giardini italiani, non li esporterà più. Questi fiori siamo noi. Non vogliono farci sbocciare ma noi ce ne freghiamo e sbocciamo lo stesso.

Vaffanculo !

Attacco hacker invade siti Isis con immagini porno

Quando hacker diventa una parola bella

I siti  propagandistici dello stato islamico non sono nuovi ad attacchi informatici. Risale infatti al 2015  l’intervento degli hacker di Anonymous con l’obiettivo di smantellare l’Isis sul web e portare all’individuazione dei suoi collaboratori.  In un filmato diffuso subito dopo i primi attacchi a Parigi gli hacktivist di Anonymous annunciano: “siamo sulle tracce dei responsabili… faremo il possibile per porre fine alle loro azioni”.

Da circa 18 mesi la storia si ripete. Un hacker noto con il nome di WauchalaGhost, anche lui del gruppo Anonymous, ha intasato i profili del social network Twitter con immagini porno omosessuali. Una sfida che ha l’obiettivo di contrastare l’odio del gruppo terroristico e rimarcare i diritti Lgbt.

L’hacker afferma che le capacità informatiche dei simpatizzanti Isis sono paragonabili a quelle di un bambino. E tiene a sottolineare che l’uso di immagini pornografiche è finalizzato a colpire gli estremisti jihadisti. Non ad offendere i musulmani. L’azione ha lo scopo di ricordare ai suoi carnefici le vittime della strage di Orlando.

In seguito all’accaduto molti degli account presi di mira sono stati sospesi. Twitter sostiene infatti di aver chiuso dal 2015 al 2016 più di 125mila profili che promuovevano l’estremismo.

Io mi sento europeo. E tu?

In Varietate Concordia

L’idea di unione europea affonda la radici nel primo dopoguerra presentandosi come una confederazione di stati europei. Basandosi sull’idea di “lega della pace” proposta da Kant e su ideologie filosofiche del settecento (secolo caratterizzato da diversi conflitti bellici), l’unione europea pian piano prende forma. Ed infatti è il sogno di un mondo senza guerra a fare da bandiera alla nuova Europa. Con una confederazione tra i paesi del vecchio continente a venire meno sarebbe stata la reciproca conflittualità. Nessuno avrebbe avuto più bisogno della guerra per salvaguardare i propri interessi, divenuti adesso interessi collettivi. E non a caso il suo motto recita ” in varietate concordia”.

Ma non è mio intento riassumere la storia e scrivere le origini dell’unione europea.  Penso però sia giusto, prima di entrare nel clou dell’argomento, sottolineare i motivi che spinsero i nostri antenati (tra l’altro non così lontani) a dare vita alla nuova Europa.

Da utopico mondo senza guerra oggi però l’Europa  ci appare, forse perché qualcuno così vuole farla apparire, come una enorme macchina che truffa il cittadino, che viola la costituzione, che favorisce solo la Germania mettendo in disparte tutti gli altri stati.  Un progetto degli anni ’50 che oggi si rivela disastroso.

Ho la vaga impressione che è come se stessimo per dimenticare i motivi che furono alla base della sua fondazione. Adesso è come se l’UE fosse nemica del cittadino e non più garante dei suoi diritti fondamentali. Insomma sembra essere diventata la merda delle merde.

Ma ci stanno dicendo la verità? L’Europa è diventata davvero quello che vuole farci credere Salvini? Di sicuro sono molte le cose che in questa Europa non funzionano. Io, dal canto mio, condivido il pensiero di chi dice  che questa Europa ha bisogno di un impegno più concreto per una ricostruzione che parta dall’interno al fine di ridarle il volto di madre del diritto cosmopolitico.

E tu da che parte stai?

 

Chi è Marine Le Pen? 5 frasi per descriverla

Da qualche anno il suo nome è  diventato sempre più popolare, ma ancora molti non sanno chi è Marine Le Pen. Secondo alcuni sondaggi infatti gli italiani sono tra i più disinformati in Europa in termini di politica estera. Ecco allora 5 punti che descrivono la donna che sta facendo tremare l’Europa:

    •  Marion Anne Perrine Le Pen, questo è il suo nome di battesimo, è  avvocato e  politica francese, presidente del Fronte Nazionale  dal 2011.
    • Il suo cognome non è nuovo alla politica francese. Marine infatti è la terzogenita di Jean-Marie Le Pen, ex politico di estrema destra e fondatore del Fronte Nazionale.
    • La sua politica si basa sul concetto de  “il francese prima”, chiedendo ad alta voce una moratoria sull’immigrazione.
    • Si è sempre schierata contra Unione Europea, Euro e Nato. In campagna elettorale ha promesso di modificare le relazioni franco-americane e in caso di vittoria fare della Russia il best-partner della sua nazione. Russia dalla quale la Le Pen nel 2014 ha ottenuto grossi finanziamenti per il suo partito.
    • E’ candidata alle elezioni presidenziali francesi del 2017 ed il 7 maggio sfiderà il suo antagonista Emmanuel Macron.

Per molti rappresenta una seria minaccia per l’unione europea. Per altri addirittura  uno strumento indiretto che l’Isis usa nel tentativo di distruggere l’Europa dall’interno.  Tutto questo fa’ di lei uno dei personaggi politici più controversi e dibattuti dell’ultimo decennio.

C’è una Raffaella Carrà dentro ognuno di noi

Non so voi ma io non sono il classico tipo che in discoteca va scioltissimo.

Di solito funziona in questo modo: evito per settimane di frequentare posti dove sono costretto a ballare o comunque a fare il pagliaccio. Poi d’improvviso arrivano capodanno, ferragosto e festività di turno dalle quali non puoi sfuggire. Ci provi sempre a proporre un party alternativo. Magari qualcosa di meno glitterato e luccicante, così da poterti sentire più a tuo agio. Provi anche a fingerti malato. “Dei malati avranno pur pietà!” pensi. Ma non ci sono scuse che reggono: ti tocca andare in discoteca. Si fa per dire. Spesso ti tocca andare in “quei posti con nomi fighi dove i tuoi compaesani, che il giorno prima mungevano le vacche, oggi sono in giacca (rigorosamente luccicante) a ballare in stile Elvis dopo l’ictus”.

Ti fai convincere. Anzi non avevi scelta. Entri in pista ma ti senti osservato. “Despasito” e “Bailando” di sottofondo non ti aiutano per nulla. “Yo te miro, se me corta la respiración Cuanto tú me miras se me sube el corazón…” ed è proprio quello che succede: il respiro si fa corto e sembra che tutti ti guardino (ovviamente nessuno ti sta cagando, è una sensazione, così dicono. A me sembra guardino davvero). In tutto questo cerchi affannosamente di creare coreografie muovendo i piedi in modo spastico finché non ti accorgi che forse anche le braccia dovrebbero fare qualcosa. Non  possono solo pendere. Così inizi a muoverle ma non sai farlo in modo sincrono ai piedi. Viene fuori un burattino.

Allora ti giochi il jolly: “ragà vado a bere qualcosa”

Vai al bancone e decidi di prendere un long island, il quarto. Non sarà poco? Forse si, allora mentre il barista è intento a prepararti la pozione ti fai servire  anche un cicchetto di tequila sale e limone. Può solo aiutare in questi casi. Tutto d’un fiato lo butti giù, prendi il bicchierone che intanto era già pronto sul bancone, paghi 15euro e dopo due sorsi, coraggioso torni in pista (di solito il bicchiere è troppo pieno e i due sorsi servono a darti mobilità senza macchiare le giacche fluorescenti dei tuoi compagni di seratone).

Così arrivi nuovamente in pista, raggiungi la comitiva e ti accorgi di avere una carica in più. Ritenti i passi di prima. Adesso ti sembrano un po’ più sensati, come se si adattassero meglio alla musica. In realtà sei tu che inizi a sfasare. Nonostante tutto sei ancora troppo sobrio ma è li che arriva la botta di culo dall’amico di turno: “lo vuoi un  po’? a me non va più!” afferri la manna dal cielo, non sai nemmeno di cosa si tratta, è blu, lo butti giù d’un fiato………..

Da quel momento in poi inizia nella tua mente, nei tuoi passi scoordinati e in tutto ciò che ti circonda un’armonia che mai prima d’allora avevi visto. Sembra la pista di Papeete Beach, sono tutti interessantissimi e ben vestiti. Gli sguardi addosso non esistono più. Manco li vedi. In realtà non li metti proprio a fuoco. Ti lasci andare finché non sale la Raffaella Carrà che è in te. Fai cose assurde, passi che nemmeno pensavi di saper fare, ci metti pure un po’ di Michael Jackson. Casqué con la prima che capita e ciucciotti a destra e sinistra sentendoti un po’  “Pedro di santa Fé”.

Ma il meglio arriva quando “Ladies and gentlemen it’s time for me to present to you a redefinition of disco, a new kind of go go….. that will pump in your heart ‘till the beat falls apart in the sunlight…“. Parte anche lo stacchetto. E con quello partono anche anni di reputazione, via,  buttati al vento. Una vita costruita sulla serietà va a farsi fottere. Ma per te  in quel momento la cosa che conta di più è ballare, sei bravissimo, almeno così ti sembra. Intanto in sottofondo “…paparapa paparapaaaa I still believe in your eyes, I just don’t care what you’ve done in your life…”

Ma come per tutte le cose belle arriva la fine. Sono tipo le 5 del mattino e sono tutti distrutti, tranne te, ancora te la senti. Minchia per una volta che mi avete convinto lasciatemi ballare! Invece no, dall’alto staccano la musica e improvvisamente la sala si svuota. Il parcheggio ospita l’after. Cerchi la macchina di quel pinnolone che ti ha dato il passaggio (per fortuna questa volta non è toccato a te fare da autista). E da eroe torni a casa.

Ti corichi, tu non vomiti, stai bene. Ti gira soltanto un po’ la testa, ma chiudi gli occhi. Tanto ora ti passa…

Vomiti (non berrai più così, te lo riprometti)

Dormi, ancora non sai che domani dovrai fare i conti con le tue foto sui social network.

Ti svegli, sono le 14:00, la pasta è sul piatto. Apri facebook….. lo vedi… vedi ciò che rimane di una serata che  ormai non ti appartiene.

Ti vergogni

Dormi di nuovo